Sviluppo personale e alta performance
• La prima norma etica millenaria dello Yôga è l’ahimsá, la non aggressione. Deve essere intesa lato sensu.
• L’essere umano non deve aggredire gratuitamente un altro essere umano, né gli animali, né la natura in generale.
• Non deve aggredire fisicamente, né con le parole, né con gli atteggiamenti o il pensiero.
• Permettere che si perpetri un’aggressione, potendola impedire e non impedendola, significa diventare complici dello stesso atto.
• Versare il sangue degli animali o arrecargli sofferenza per nutrirsi delle loro carni morte, costituisce una barbarie indegna di una persona sensibile.
• Ascoltare un’accusa o una diffamazione e non prendere le difese dell’accusato indifeso perché assente costituisce una confessione di complicità.
• Molto più grave è l’aggressione attraverso parole, atteggiamenti o pensieri rivolta ad un altro praticante di Yôga.
• Non è scusabile avere una condotta simile nei confronti di un professore di Yôga.
• Sarebbe estremamente condannabile, se un tale atteggiamento ostile fosse perpetrato da un professore nei confronti di uno dei suoi pari.
Precetto moderatore: L’osservanza dell’ahimsá non deve indurre alla passività. Lo yôgin non può essere passivo. Deve difendere energicamente i suoi diritti e ciò in cui crede.
• La seconda norma etica dello Yôga è satya, la verità.
• Lo yôgin non deve far uso della non verità, sotto forma di bugia, sotto forma di equivoco o distorsione nell’interpretazione di un fatto, sotto forma di omissione di fronte ad una di queste circostanze.
• Di conseguenza, ascoltare dicerie e lasciare che esse siano divulgate è così grave quanto
diffonderle.
• La diceria più grave è quella che è stata generata in buona fede, per mancanza di attenzione nel riportare i fatti fedelmente, visto che una non verità detta senza cattive intenzioni ha più credibilità.
• Emettere dei giudizi senza una base di verità, su fatti o persone, significa non rispettare questa norma etica.
• Praticare o trasmettere una versione non autentica di Yôga costituisce un esercizio di non verità.
• Esercitare la funzione di istruttore di Yôga senza avere una formazione specifica, senza un’abilitazione ottenuta mediante una valutazione da parte delle autorità competenti o senza l’autorizzazione del proprio Maestro, costituisce un atto illegitimo.
Precetto moderatore: L’osservanza di satya non deve indurre alla mancanza di tatto o di carità, sotto il pretesto di dire sempre la verità. Ci sono molte forme per dire la verità.
• La terza norma etica dello Yôga è astêya, non rubare.
• Lo yôgin non deve appropriarsi di oggetti, idee, stima o meriti che appartengono ad altri.
• È evidente che, facendo uso nelle lezioni, in interviste agli organi di comunicazione e in testi scritti o registrazioni di frasi, definizioni, concetti, metodi o simboli di altri professori, il proprio autore viene sempre onorato attraverso le citazioni e/o i diritti d’autore a secondo del caso.
• È disonesto promettere benefici che lo Yôga non può dare, così come accennare a benefici esagerati, irreali o strabilianti e, principalmente, guarigioni di qualsiasi natura: fisica, psichica o spirituale.
• Un professore di Yôga non deve rubare alunni ad altri professori.
• Quando ciò accade, sarà antietico per un professore installarsi per dare lezioni in prossimità di un altro professionista della stessa linea di lavoro, senza consultarlo previamente.
• È considerato disonesto il professore che fa prezzi vergognosi, in quanto oltre a svalutare la professione, starà rubando il sostentamento agli altri professori che si dedicano esclusivamente allo Yôga e hanno bisogno di vivere con dignità e di provvedere alle loro famiglie come qualsiasi essere umano.
• Un tale atteggiamento oltretutto ruberebbe all’Umanità il patrimonio culturale dello Yôga, in quanto potrebbe insegnare lo Yôga a un prezzo vergognoso solo colui che avesse un’altra forma di sostentamento e pertanto, non si dedicasse a tempo pieno allo studio e all’autoperfezionamento di questa filosofia di vita, ciò culminerebbe in una graduale perdita di qualità sino alla sua totale estinzione.
Precetto moderatore: L’osservanza di astêya non deve indurre a rifiutare la prosperità quando essa rappresenta migliore qualità di vita, salute e cultura per gli individui e le loro famiglie. Tuttavia, l’opulenza è una forma tacita di rubare.
• La quarta norma etica dello Yôga è brahmácharya, la non dissipazione della sessualità.
• Questa norma raccomanda totale astinenza dal sesso agli adepti dello Yôga Classico e a quelli di tutte le correnti non tantriche.
• Lo yama brahmácharya non obbliga il celibato né l’astinenza dal sesso per gli yôgin che seguono la linea tantrica.
• La sessualità si dissipa attraverso la pratica eccessiva del sesso con l’orgasmo.
• Lo yôgin o yôginí che ha ottenuto dei progressi relativi alle sue qualità energetiche mediante le pratiche e l’osservanza di queste norme, dovrà preservare la sua evoluzione, evitando rapporti sessuali con persone che non condividono lo stesso ideale di salute e purificazione.
Precetto moderatore: L’osservanza del brahmácharya non deve indurre al moralismo, al puritanesimo, né deve creare distanze tra le persone o allontanamenti
• La quinta norma etica dello Yôga è aparigraha, la non possessività.
• Lo yôgin non deve essere attaccato ai suoi beni e, ancora meno, a quelli degli altri.
• Molti di coloro che si sono staccati sono attaccati al desiderio di non attaccarsi.
• Il vero stacco è quello che rinuncia al possesso dei suoi beneamati, come familiari, amici e, principalmente, coniugi.
• La gelosia e l’invidia sono manifestazioni censurabili del desiderio di possedere persone, oggetti o realizzazioni che appartengono ad altri.
Precetto moderatore: L’osservanza dell’ aparigraha non deve indurre né al disinteresse per le proprietà che ci sono state affidate, né alla mancanza di zelo nei confronti delle persone a cui vogliamo bene.