La Civiltà della Valle dell’Indo

18 dicembre 2009 Non attivi Di DeRose Method Parioli

Sigillo Pashupati

Lungo la valle del fiume Indo, nei territori che oggi si estendono tra il Pakistan e l’India occidentale, si è sviluppata tra il  2600 e il 1900 a.C. una delle più interessanti e ancora oggi non completamente conosciute civiltà del mondo antico, la Civiltà Dravidica o Harappiana, da Harappá, il nome della più importante città ritrovata.

La sua esistenza è testimoniata dalla scoperta di alcune città e da centinaia di centri minori che hanno costituito per quel tempo un esempio, forse ineguagliato, nel campo della pianificazione urbanistica, nell’efficienza degli impianti idraulici e negli scambi commerciali su medie e lunghe distanze.

Questa entità indipendente aveva il proprio governo, la sua cultura, la propria arte e architettura, le sue norme e regolamenti. Dal suo centro si sono irradiate grandi idee e ideologie, tecniche e mestieri, che hanno arricchito ogni aspetto della vita umana.

Ciò accadeva nello stesso periodo in cui le più note civiltà dell’antico Egitto, della Mesopotamia e della Cina avevano iniziato la loro evoluzione. A differenza di queste, la Civiltà della Valle dell’Indo conobbe anche una maggiore estensione geografica occupando un territorio due volte maggiore dello stesso Egitto e della Mesopotamia.

Le due città più importanti, nonché centri della cultura e dell’amministrazione furono Harappá, e Môhênjô-Darô.

Queste due capitali fecero da punto di riferimento ad una grande quantità di villaggi e cittadine i cui abitanti utilizzavano le stesse unità di misura e costruivano case, provviste di acqua corrente, con mattoni della stessa misura,  asciugati a fuoco anziché al sole.

In questa civiltà il benessere e l’igiene delle persone era tenuto in gran conto; la ricchezza non era motivo di sfarzo, ma strumento di abbellimento estetico; il potere era esercitato non per reprimere, ma per organizzare; non esistevano guerre, ma scambi commerciali; non si adoravano dei, ma si venerava la donna quale generatrice di nuova vita. E in questa civiltà vide i suoi albori una cultura, una filosofia che ha attraversato i secoli per arrivare intatta fino a noi.

Una cultura naturalista, come fu il Sámkhya, la più antica filosofia teorica che nutriva una società matriarcale, sensoriale e non repressiva, caratteristiche che sono alla base del Tantra, la più antica filosofia comportamentale.

Di tutto questo è impregnata la Nostra Cultura.


Ricostruzione ipotetica della città di Môhênjô-Darô

Anna Contieri