IL LAVORO NEL XXI SECOLO

12 ottobre 2011 0 Di DeRose Method Parioli

Un atteggiamento negativo nei confronti del lavoro significa la morte in vita.

Luiz Almeida Marins Filho

Per le generazioni che ci hanno preceduto, era sufficiente terminare la scuola per trovare un buon lavoro. L’ambizione di tutti gli studenti, come dei propri genitori, era di trovare un buon impiego in una grande impresa. Chi finiva l’università, anche con una laurea triennale, aveva un’alta probabilità di trovare lavoro come avvocato, economista, ingegnere, ecc. Negli ultimi decenni si è assistito ad un profondo mutamento del panorama lavorativo, ma sfortunatamente ci sono molte persone che continuano ancora ad avere la visione del mondo di tanti anni fa.

In questo momento si sa che in quasi tutte le aree non si trovano impieghi sicuri. La scelta più sicura nella maggior parte delle aree professionali è mettersi in proprio, l’unico modo di accertarsi di non essere licenziati. I laureati si riversano sul mercato del lavoro in misura molto superiore a quanto esso sia in grado di assorbirli, generando un numero sempre più alto di laureati senza impiego. Secondo le statistiche della rivista Lavorare, chi più studia meno guadagna e meno trova lavoro. Questi dati mostrano che dopo un anno dalla laurea, la maggioranza non ha ancora trovato il suo primo impiego. Col passare degli anni le statistiche dipingono un panorama sempre più cupo per i laureati e più favorevole per le professioni tecniche e specializzate in un particolare settore. Il dato più incredibile riguarda la percentuale di disoccupazione che è più alta tra i laureati rispetto ai non laureati! Questo significa che, dopo aver passato almeno 5 anni della propria vita a terminare un corso di laurea, si diminuisce la probabilità di trovare lavoro!

E’ chiaro che chi vuole intraprendere una carriera come avvocato, medico, ingegnere, ecc. non troverà lavoro senza una laurea. Ma per molte altre professioni la laurea è completamente superflua, è una perdita di tempo e di energia. Questo attuale sfavorevole momento economico dell’Europa ha raggiunto vari settori del mercato del lavoro, ma in molte altre aree (come la nostra) invece di mancare il lavoro, mancano le persone per lavorare, il mercato è avido di un maggior numero di professionisti che si dedichino seriamente a vari settori. Le statistiche ci mostrano chiaramente che le professioni destinate ai laureati hanno una percentuale molto alta di disoccupazione, al contrario delle professioni tecniche e specializzate, come il caso dell’istruttore del Metodo De Rose.

Non stiamo affermando che si debba studiare poco, tutt’altro, per essere un professionista di successo in qualunque area bisogna dedicarsi a fondo e per tutta la vita. Lo studio è importante, ma per avere successo nella vita non è obbligatorio conseguire il diploma di studi superiori.

Per le generazioni precedenti, di alcuni decenni fa, bastava finire l’ultimo anno di scuola per ottenere un lavoro. Con il passare del tempo divenne sempre più importante frequentare almeno un corso di laurea triennale, che in poco tempo divenne di durata quinquennale. Ma oggigiorno non basta laurearsi, il titolo universitario si è screditato, tutti desiderano essere avvocati, medici, ingegneri…

Ma a cosa serve ottenere un buon titolo di studio se poi non si riesce a vincere nella vita? Al giorno d’oggi per poter ottenere un lavoro decente, dopo l’università è necessario un corso post-universitario, un master, una specializzazione, un dottorato, un corso all’estero e molte volte non basta. Ogni anno che passa, le esigenze diventano sempre maggiori e l’età in cui i giovani terminano di studiare si allunga inesorabilmente. Quando finalmente si accede al mondo del lavoro si è già nella mezza età, con la conseguente diminuzione della capacità di apprendimento.

Secondo le statistiche, delle 20 persone che hanno fatto più fortuna durante la loro vita (self made men), quasi nessuna ha la laurea e tutti hanno iniziato a lavorare molto presto. Questo fatto è spiegato dalla maggiore capacità in età giovane di apprendere e adattarsi a situazioni nuove. Il cervello di una persona giovane ha una capacità maggiore di assimilare informazioni e di generare nuove potenzialità. Per questo, quanto prima si comincia a lavorare, tanto maggiore sarà la probabilità di avere successo. Un ragazzo che inizia a lavorare a 18 anni, quando arriva ai 30 (età in cui molti concludono gli studi) già avrà maturato una carriera di 12 anni, durante i quali si trovava nel picco delle sue facoltà intellettive.

 Carlo Mea